Social: quanti e quali scegliere, settori e target ideali

Di Paola   |  

marzo 16, 2022   |  

Orange Blog   |  

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Social: quanti e quali scegliere, settori e target ideali

I social network fanno ormai parte della vita di tutti i giorni, sia per i semplici utenti che vi trascorrono quotidianamente numerose ore sia per le aziende e i professionisti che vogliono ottenere molta visibilità a prezzi relativamente contenuti e ad alta targetizzazione. Avere così tanti diversi social, però, costringe spesso a una scelta: per quanto importante sia essere visibili sul web e la prospettiva di trovarsi ovunque sia molto invitante, fare economia di tempo e di budget rimane una necessità. Quali sono i social che un’azienda dovrebbe scegliere di presidiare e sulla base di che cosa? Quali sono i formati ideali nel 2022?

Facebook

Il primo social network ad aver raggiunto una così grande diffusione è ormai attivo da molti anni e questo gli garantisce una reach ancora incontrastata in Italia. L’età media degli utenti è sopra i 35 anni, in particolare la fascia 35-54 rappresenta il 37,2% dell’utenza, arrivando al 59,8% se comprendiamo anche gli over 55. Anche se nel tempo questi numeri sono destinati a cambiare, in Italia rimane il social più frequentato ed è pur sempre quello che permette di valorizzare copy un po’ più elaborati. Le prestazioni delle inserzioni su Facebook sono ancora molto efficaci, anche se meno economiche rispetto al passato, e proprio per via della vastità dell’utenza e delle fasce di età coinvolte rimangono fondamentali per la quasi totalità delle realtà aziendali di ogni settore. 

Un buon post su Facebook è al momento costituito da un copy molto breve (meglio se contenente emoticon) e un’immagine d’impatto con poco testo. Il tipo di copy e di immagine dipende chiaramente da quali sono i nostri obiettivi: un contenuto per l’awareness dovrà essere sintetico e chiaro su ciò di cui ci occupiamo, uno per creare engagement trarrà invece vantaggio da copy contenenti riferimenti a temi caldi e call to action che chiedono agli utenti raggiunti un parere o un voto attraverso le reaction, uno che intenda portare i nostri clienti sul sito web dovrà evidenziare offerte allettanti. Su Facebook non sembra prendere piede l’utilizzo ottimale degli hashtag: per quanto ne contempli l’utilizzo, il motore della piattaforma e l’uso eccessivo e decontestualizzato da parte dell’utenza rende le ricerche assai difficoltose e non sembra che per il momento questo sia sul punto di cambiare.

Instagram

Il social delle immagini per eccellenza, nato con l’idea del facile utilizzo dagli smartphone ma cresciuto con grandi possibilità per professionisti e aziende di settori come la moda, la bellezza, il turismo, il lusso, il food&beverage, l’organizzazione eventi, l’arte e, naturalmente, la fotografia, in altre parole tutto ciò che può risultare attrattivo o avvincente in fotografia. Molto usato dai giovani: il 70% del miliardo di utenti di Instagram ha meno di 35 anni, nello specifico la fascia più nutrita è quella fra i 25 e i 34 anni seguita da quella 18-24. Un interessante trend statunitense che promette di estendersi anche all’Europa è che gli utenti della galassia di Zuckerberg trascorrono tanto tempo su Instagram quanto su Facebook. Da social per l’intrattenimento, quindi, si è compiuta la trasformazione in social istituzionale e questo è già stato notato da tempo dagli amministratori, che hanno infatti incrementato lo spazio dedicato ai contenuti sponsorizzati. Su 10 hashtag, 7 sono “branded hashtag”, ovvero riconducibili ad aziende. Le dimensioni migliori per le immagini “formato Instagram” sono 1080×1080, 1080×1350 (verticale) oppure 1200×566 (orizzontale). 

Già pre-pandemia, nel 2019, un rapporto Facebook mostrava che l’83% degli utenti di Instagram scoprono nuovi prodotti proprio usandolo, questo per via del molto tempo trascorso sul social ma anche a un’evidente ottima targetizzazione a monte: Instagram classifica rapidamente i profili in base agli interessi e questo rappresenta una grande risorsa. Infatti, il 90% degli utenti segue almeno un profilo aziendale. Si nota un principio di slittamento in avanti dell’età degli utenti, fisiologica per ogni social, in favore di TikTok. Proprio per far fronte a questo competitor, Instagram ha inserito i Reels, video brevi nello stile di quelli del social cinese, ma per il momento sembra che la funzione sia sì apprezzata dagli utenti già presenti sulla piattaforma ma insufficiente per catturare i giovanissimi, intercettati efficacemente dall’immediatezza e dal look di TikTok.

TikTok

Il più giovane del gruppo, eppure già pericoloso per la concorrenza a causa del suo essere così attrattivo per i giovanissimi, fra i 16 e i 24 anni: è facile da usare ma, soprattutto, il suo proporre video brevissimi uno dietro l’altro e dai canali più disparati riesce facilmente a tenere i suoi utenti incollati per ore allo schermo dello smartphone. 

Quanto può essere utile, questo, a un’azienda? Ci sono stati tentativi di usare la piattaforma da parte di brand, divulgatori e perfino politici, ma la sua natura di “cerchia per i più giovani” tende a rendere respingenti i contenuti che non siano puro divertimento e ben si guarda dal cambiare modello di business. Trattandosi di un social frequentato da chi è più suscettibile a seguire le mode, potrebbe essere una buona scelta fare awareness qualora il proprio brand fosse particolarmente trendy attirando poi il consumatore sui canali principali, ma questo è probabilmente l’unico uso che oggi come oggi ha un senso di esser fatto da un’azienda su TikTok (e solo per alcune aziende).

Twitter

Molto amato e odiato dai personaggi pubblici e utilizzato al 38,5% da persone fra i 25 e i 34 anni, su Twitter è possibile pubblicare post con un massimo di 280 caratteri di testo. La relativa semplicità con la quale i contenuti diventano virali (grazie alla meccanica per la quale ogni risposta riporta il tweet originale) può aiutare per coltivare un’immagine di brand o per campagne di awareness. 

Potrebbero però arrivare delle novità: secondo una nota leaker, Jane Manchun Wong, esperta di reverse engineering, il limite storico dei caratteri previsto dalla piattaforma sarebbe in procinto di cambiare, consentendo quindi di pubblicare contenuti testuali più sostanziosi grazie alla funzione Articoli. Questo sarebbe dovuto al fatto che servizi privati di terze parti come Twit Longer iniziano a sottrarre utenti alla piattaforma, ragion per cui i dirigenti hanno pensato di introdurre la possibilità di post più lunghi già all’interno di Twitter. I risvolti lato marketing di questa eventualità potranno essere valutati soltanto dopo una conferma dell’azienda e un primo periodo di funzionalità.

YouTube

Ormai principale fonte di materiale audiovisivo per moltissimi utenti del web e sdoganato da tempo per contenuti impegnati, YouTube è l’ideale sia per trasmettere un’immagine specifica del brand sia per proporre contenuti commerciali. La cosa più importante da ricordare su YouTube è usare anteprime efficaci con scritte e titoli che puntano sul clickbait (senza esagerare, o il video sarà presto abbandonato dallo spettatore).

C’è un altro importante motivo per il quale YouTube vale la pena di essere usato, ovvero il suo essere un ottimo “magazzino organizzato” per i video che poi caricheremo sui nostri siti web tramite incorporamento HTML: dato che il caricamento fuori dal sito è comunque cosa da farsi, per evitare di appesantirlo troppo e di essere penalizzato sui motori di ricerca, tanto vale farlo su un servizio che consente di lavorare comodamente anche sui video e di utilizzarli come contenuti autonomi. Grazie alle analytics, potremo anche verificare quanto siano efficaci nel catturare l’attenzione e perfino in quali secondi concentrare il nostro messaggio promozionale. Tendono a non essere troppo gradite dagli utenti le inserzioni pubblicitarie, in quanto spezzano i video secondo la tradizionale (e ormai arretrata) ricetta dell’interruption marketing; non significa, comunque, che non possa valer la pena puntarci per fare awareness: è possibile strutturare veri e propri funnel di marketing, assicurandosi che i messaggi siano tarati in base a quanto l’utente conosce già il nostro brand avendo visto le inserzioni precedenti. Non quindi il social migliore, ma comunque uno da tenere in forte considerazione per via del grande numero di iscritti e di utilizzatori diffusi in ogni età (anche se gli under 44 sono la maggioranza). 

Twitch

Vale la pena menzionare il social che ha visto un vero e proprio boom negli anni della pandemia: nato come piattaforma musicale sotto il nome di JustinTV e allargatosi poi ai videogiochi, Twitch è uno dei principali investimenti di Amazon sul lato social e content creation. Nel tempo, vari professionisti si sono interfacciati con questo particolare format mostrando che si può andare oltre l’intrattenimento, ma per quanto riguarda le aziende sembra che la ricetta giusta su Twitch – almeno per il momento – sia quella che segue le dinamiche dell’influencer marketing, inviando prodotti agli streamer del proprio settore e traendo vantaggio dall’elevata fidelizzazione dei followers dei vari canali. Siamo ancora lontani da un social generalista, quindi questa possibilità è aperta principalmente a chi opera nei settori dell’informatica, dell’elettronica e dell’intrattenimento in generale, musica, cinema, videogiochi, ecc.

Quali fanno al caso vostro?

A questo punto non resta che individuare il nostro target e ottimizzare le risorse sul social più adatto, creando contenuti specifici per essere favoriti in primo luogo dall’algoritmo (sempre più severo per contrastare la mole di dati in continua crescita) e in secondo luogo dagli utenti, che si sono abituati a format e linguaggi specifici. Una buona idea, però, è creare comunque degli account con il nome aziendale: non si sa mai come potrebbero evolvere le cose in futuro ed è bene avere un nome coerente su tutti i social qualora si decidesse poi di usarli.

 

Fonte dei dati: Statista, 2021 

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