Il ruolo degli influencer nel marketing moderno

Va dove ti portano i follower

Di Paola   |  

gennaio 08, 2019   |  

Orange Blog   |  

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Il ruolo degli influencer nel marketing moderno

Le aziende devono sempre “stare sul pezzo”. Devono cavalcare l’onda del presente con una chiara idea in mente di quello che andranno a fare.

Pensare ad un ricavo economico, alla reputazione di una marca, tralasciando la capacità di engagement e relazione con il pubblico in rete è, oggi, un progetto assolutamente suicida.

Nella fornitura di intrattenimento, se non di forme artistiche vere e proprie, gli investimenti devono concentrarsi sul web, dati i 4 miliardi di utenti connessi a Internet e più di 3 miliardi si trovano sui social. La possibilità di targettizzare il pubblico potenziale a cui ci si rivolge permette di attivare strategie promozionali mirate che, chiaramente, necessitano di conoscenze nel settore del social media marketing. Approdano nuove figure professionali indispensabili per “navigare” in modo efficace perché comprendono il funzionamento degli ambienti digitali e sviluppano strategie per i contenuti che siano coerenti con l’evoluzione tecnologica e la fruizione della cultura. Social Media Strategist, Social Media Manager, Content Creator, Data Analyst, Web Specialist…

 

Il ricorso ai Digital PR e ai loro consigli sui “nodi” influenti della rete sociale per diffondere il messaggio pubblicitario, rende le campagne marketing 5,2 volte migliori. Il segreto dei loro contenuti virali si cela nelle emozioni che suscitano nelle persone: attraverso i social network la pubblicità raggiunge un numero gigantesco di persone, innescando in loro delle reazioni, quindi una discussione pubblica intorno ad un argomento valido, e tutto a bassissimo costo.

Alla fine degli anni 90 si sperimentavano tecniche di micro blogging e nei primi dieci anni del nuovo millennio fioriscono vari social tematici. Ma oggi è Instagram, con le sue caratteristiche strutturali centrate sulla forza delle immagine, a regnare sovrana. Dal semplice intrattenimento, su questo social è possibile sviluppare un intero business. Dove nella tradizione orale si parlava di “passa-parola”, in rete i messaggi vengono amplificati in modo autonomo e moltiplicati con le condivisioni. Tra le nuove funzionalità di Instagram è possibile fare shopping sulla piattaforma, cliccando sulle immagini postate da pagine di negozi o utenti famosi: il 40% degli acquisti online avvengono dopo aver visto un influencer usare un prodotto sui social network, in special modo su Instagram, esibendo foto con prodotti ai loro milioni di seguaci. Il fenomeno dell’influencer marketing è cresciuto nel 2017 del 198%, ma chi sono queste figure che nel 2016 hanno generato un traffico di 570 milioni di dollari?!

In passato esisteva la definizione di “opinion leader“, cioè esperti carismatici e persuasivi nelle proprie cerchie relazionali; ma il concetto è più ampio: si definiscono piuttosto “opinion makers” per il numero dei loro seguaci. Infatti, l’influencer è un semplice utente di social network con migliaia, se non milioni di followers, su cui esercita un potere e di cui ha guadagnato la fiducia, credibilità autorevole e riconosciuta socialmente nel tempo, per i quali sono più che amici, anzi guru, ispiratori. Gli influencer sostengono o mostrano di approvare certi brand attraverso selfie perfetti, in pose bizzarre e con hashtag di tendenza: si tratta di una pubblicità dalle finalità commerciali non palesate a livello comunicativo; infatti appaiono agli utenti-consumatori-fan come persone comuni ma esemplari, molto più credibili delle figure professionali impiegate solitamente dall’impresa per promuovere i propri prodotti, perché condividono le informazioni in tempo reale, possono essere contattati direttamente e la relazione che si instaura si basa su una comunicazione partecipativa e inclusiva sul web.

Alcuni personaggi potrebbero esemplificare meglio il concetto ripercorrendo le loro storie. Intanto: “influencer” è chiunque sposti o indirizzi le opinioni di qualcuno su qualcosa nel mondo del web, in special modo sui social, promuovendo il consenso verso quel qualcosa. I campi sono svariati, perchè si spazia dall’abbigliamento, al cibo, alla tecnologia, alla politica; e la credibilità dell’influencer può essere costruita in Rete, ma anche fuori da essa. Beppe Grillo, in questo senso, è l’esempio più lampante. Una credibilità ottenuta “fuori dalla Rete”, in televisione, nei teatri, negli spettacoli, che è stata massimizzata dentro la rete. E adesso anche nelle istituzioni.

Chiara Ferragni: imitatissima, oltre 7 milioni di followers su Instagram, quasi 400 mila su Twitter, premio Blogger dell’anno 2015, un fatturato di 10 milioni di euro e 25 dipendenti. Imprenditrice e stilista, oggi, nasce come fashion blogger e fa successo come influencer. Con un investimento iniziale di 10 euro per l’indirizzo internet e 500 per la macchina fotografica, raccontava la sua vita presentandosi come la ragazza della porta accanto, ma senza lasciare mai indifferenti, coinvolgendo sempre l’opinione delle fashion-victims. Con spiccato senso imprenditoriale ha dato vita al “fenomeno Ferragni”, indagato come case study ad Harvard e valorizzato dalla stampa internazionale. Solo il suo matrimonio, con 67 milioni di interazioni ai post inerenti, avrebbe creato un Media Impact Value di 36 milioni di dollari: un perspicace impegno social l’ha resa una macchina da seguaci e da soldi. Dietro i quali però si nascondono vari fattori: impegno, costanza, capacità.

Credere che l’apparente semplicità con cui la blogger ha acquisito credibilità e follower sia una reale, effettiva, semplicità, sarebbe a dir poco ingenuo. E per questo, ci accodiamo anche noi al gran numero di suoi fan. Perché ciò che ha realizzato non è affatto banale.

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